Distruzione a Mosul

Edifici fatiscenti nel quartiere storico di Mosul

Introduzione:

 

Visitai l’Iraq tra il 10 e il 17 gennaio 2023, durante le riprese della prima stagione della serie documentaristica “Il mondo con gli occhi di Overland”.

La partenza, purtroppo, era seguita a un lutto familiare, che influenzò il mio stato d’animo per tutta la prima parte del viaggio.

Mosul, nel Nord del paese, fu l’ultima località prescelta per le riprese: avevamo già visto Baghdad, Bassora, Ur, Nassiria, le Paludi della Mesopotamia, Najaf, Kerbala Samarra, Hatra.

La sera del nostro arrivo nella città fummo colpiti da grandi festeggiamenti: l’Iraq aveva appena vinto un’importante partita di calcio nella Coppa del Golfo di calcio.

Lo scontro quindi con la morte e la distruzione del giorno seguente mi sconvolse più di quanto avrei potuto immaginare.

Due uomini con dei Tasbeeh in mano posano per me davanti a una parete crivellata di proiettili a Mosul all'alba

Breve storia di Mosul:

 

Mosul, perla del nord Iraq, vanta una storia lunga e complessa che affonda le sue radici in un passato remoto. Fondata nel VII secolo a.C., la città fiorì come importante centro assiro sotto il nome di Ninive. Il suo apice giunse con il regno di Sennacherib (740 a.C. circa – 681 a.C.), figlio di Sargon II, che ne fece la capitale dell’impero assiro. Sotto il suo dominio, Ninive si abbellì di palazzi monumentali, templi, giardini e biblioteche, divenendo un simbolo del potere assiro.

Tuttavia, la sua magnificenza ebbe vita breve: nel 612 a.C., pochi decenni dopo il suo apogeo, Ninive fu distrutta da Medi e Babilonesi, segnando l’inizio di un declino che la vide assoggettata a diverse dominazioni nel corso dei secoli: Persiani, Romani, Sasanidi, Arabi e Ottomani.

Durante il periodo islamico, Mosul risorse come importante centro culturale e religioso, costellata di moschee, biblioteche e madrase, le scuole islamiche. La sua posizione strategica sulla Via della Seta, l’antica rotta commerciale che univa l’Oriente all’Occidente, la rese un fiorente crocevia di popoli e merci.

La Prima Guerra Mondiale segnò un nuovo capitolo nella storia di Mosul, che passò dall’Impero Ottomano al neonato Regno dell’Iraq (poi trasformatosi in Repubblica dell’Iraq).
La sua storia recente è stata segnata da un evento tragico: la conquista da parte dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) nel 2014, che la trasformò in roccaforte del califfato.

La controffensiva per la sua riconquista, iniziata nell’ottobre del 2016, fu lunga e sanguinosa. Solo il 9 luglio 2017, dopo mesi di assedio e una battaglia durissima, Mosul fu finalmente liberata dalle forze irachene e dai peshmerga curdi, con il supporto delle forze speciali statunitensi.

La città porta però profonde cicatrici. Si stima che la rimozione degli ordigni inesplosi e la ricostruzione richiederanno 50 miliardi di dollari (valore 2017), con un miliardo destinato solo al centro storico. Un prezzo altissimo per una città che anela a ritrovare la sua antica grandezza.

Mosul, emblema di una storia millenaria segnata da splendore e rovine, rappresenta oggi una sfida per l’Iraq: ricostruire non solo le sue strade e i suoi edifici, ma anche la sua identità e il suo futuro.

Un negozio di scarpe a Mosul espone la propria mercanzia

Mosul, mattina del 17 gennaio 2023

 

La sveglia suona decisamente troppo presto: oggi è l’ultimo giorno di viaggio, e il programma sarà molto intenso.

Il tempo sembra essere volato. Non sono sicuro di essere pronto a lasciare questo paese che proprio ora sto imparando a conoscere.

I resti della moschea al-Nuri di Mosul, si ergono davanti a me. Al-Baghdadi, califfo dell’autoproclamato Stato Islamico, scelse questo luogo per i suoi discorsi al pubblico.

Oggi della moschea non rimane quasi nulla. A dimostrazione che la religione non aveva nulla a che fare con l’ideologia dell’Isis, furono proprio i suoi combattenti a radere al suolo lo storico edificio quasi millenario: all’avvicinarsi delle milizie irachene i terroristi minacciarono di distruggere il luogo sacro, se queste non si fossero arrestate.
Gli iracheni non cedettero al ricatto, e lo Stato Islamico mantenne la promessa fatta: oggi non rimangono che poche colonne e la cupola centrale, anche se ridotta talmente male da essere interamente puntellata per poter restare in piedi.

Anche il minareto che sorgeva poco distante, famoso in tutto il mondo per la sua bellezza e per essere pendente come la nostra torre di Pisa, subì la stessa sorte.

Un passante posa per me a Mosul all'alba

Curiosamente, proprio questo atto distruttivo da parte di persone senza dio, ha permesso una scoperta archeologica che sarebbe stata altresì impossibile: durante i lavori di restauro dell’UNESCO, finanziati anche dall’Italia, sempre in prima linea quando si parla di cultura e archeologia nel mondo, sono stati scoperti, proprio sotto la moschea, i resti di una moschea ancora più antica, che sarebbero altrimenti rimasti nascosti per chissà quanti altri anni.
Niente può fermare il desiderio di conoscenza dell’essere umano, neanche la sua stessa stupidità.

Lasciamo la moschea e ci incamminiamo per le vie di Mosul.

Un uomo di Mosul posa davanti a dei veicoli mentre lo intervistiamo, chiedendogli della sua vita sotto il controllo dell'ISIS

Intervistiamo un abitante. Ci racconta della vita prima dell’Isis e sotto di essa: le macchine parcheggiate per strada venivano scelte a caso e bruciate, per infastidire con il fumo dei roghi i droni che sorvolavano l’area.

Gli uomini fuggiti per non avere a che fare con lo Stato Islamico venivano costretti a tornare, minacciati con la morte delle loro famiglie in caso fossero rimasti latitanti.

L’uomo che stiamo intervistando soffre nel raccontare tutto questo, tanto da chiederci di non entrare nei dettagli.

Lo salutiamo per esplorare il resto della città. 

Al mercato centrale, dopo aver visto e sentito tanta devastazione, troviamo finalmente la vita.

Uomini, donne, anziani, ragazzini. Molti ci chiedono di essere fotografati, e altri chiedono di poter fotografare noi. All’inizio di questo viaggio mi disturbava essere un mero “souvenir” esotico da sfoggiare sui loro social network, mentre ora sfrutto ogni occasione per fare le facce più strane quando vengo inquadrato: tiro fuori la lingua, incrocio gli occhi. Scateno l’ilarità dei ragazzi che mi circondano, abbattendo ogni tipo di barriera linguistica tra di noi.

Non smetterò mai di ripeterlo: quanta voglia di vivere questi iracheni!

Un negoziante di alimentari nel proprio negozio a Mosul si mette i guanti prima di iniziare la giornata di lavoro

Purtroppo, dopo tanta vita, incontriamo di nuovo la morte: oltre il mercato c’è una zona totalmente distrutta. Qui è dove l’Isis ha tenuto l’ultima resistenza durante la battaglia per il controllo di Mosul, asserragliandosi in questo antico quartiere per due motivi: il primo perché, essendo antico, aveva vie strette e facilmente difendibili. Il secondo perché era densamente abitato, e i combattenti speravano di usare questa grande presenza come scudo umano dai bombardamenti.

Ci addentriamo tra le rovine: la scena che si presenta ai nostri occhi è post apocalittica. Pensavo che questo tipo di immagini potessero esistere soltanto nei film. Rimango senza parole: edifici distrutti, a volte quasi irriconoscibili, da cui escono ancora i tondini di metallo del cemento armato. Tra le macerie si possono vedere oggetti abbandonati durante gli ultimi attimi di disperazione, oltre poltrone, televisioni, sedie.

Su alcune pareti sono ancora appese delle foto di famiglia.

Una scarpa abbandonata tra le macerie di un edificio nel quartiere storico di Mosul

Non so neanche quante persone vennero sepolte vive attorno a me durante esplosioni e bombardamenti.

Sento le lacrime salire ai miei occhi: provo una rabbia talmente forte che mi viene da piangere.
Come è possibile? Come diavolo è possibile che l’essere umano sia capace di cose tanto belle e tanto crudeli allo stesso tempo?

Guardo l’orologio, su cui è registrato il mio battito cardiaco: mi accorgo che è aumentato, è quasi ai livelli di quando vado in bici. Sta correndo all’impazzata.

Più mi sforzo e meno trovo le parole per descrivere la devastazione che mi circonda, e forse è meglio così: tanta sofferenza merita solo un rispettoso silenzio.

Come ad Hatra provo a immaginare cosa abbia potuto significare trovarsi improvvisamente davanti alla morte: una bomba dal cielo, un proiettile vagante, un coltello puntato alla gola.
La sola colpa? Essere nati nel posto sbagliato, o esservisi trovati nel momento sbagliato.

Quante urla, quanto sangue, quanto dolore inutile.

Un murales che inneggia all'inutilità della guerra tra le macerie del quartiere storico di Mosul

Su una parete c’è un graffito realizzato da poco: una bambina ritratta di spalle tiene un orsacchiotto per un braccio, mentre ai suoi lati cadono bombe dal cielo.

Quanti bambini sono morti nell’edificio che ho di fronte? E in quello alle mie spalle? Chissà invece quanti innocenti hanno emesso l’ultimo respiro in quello in fondo alla strada.

Le mine e le bombe inesplose sono ancora tante, quindi si può camminare soltanto seguendo i percorsi segnalati, già bonificati dagli artificieri.

Testa di una bambolina barbie su rottami dalli falle fiamme nel quartiere storico di Mosul

Vedo i rottami di un’auto andata in fiamme: sul telaio è appoggiata la testa di una bambolina Barbie. 

Devo respirare.

Salgo su una collina: alla mia destra una palazzina a due piani è sventrata da un’esplosione, posso vederne gli interni. Alla mia sinistra un cratere di cinque metri di diametro indica il punto in cui cadde qualche missile, creando un enorme vuoto.

Il sole splende pacificamente sulla distruzione, ma è gennaio: fa freddo.

Il sole passa tra i resti di un edificio fatiscente nel quartiere storico di Mosul

Informazioni fotografiche:

 

Foto scattate con Nikon Z6 II, Nikkor Z 24-70 f4 e Samyang Z 14mm f2.8 MF.

Testi e foto di Francesco Sangalli

Viaggiai in Somaliland per quattro giorni (dal 27/03 al 30/03 nel 2023) durante la produzione della prima stagione della serie documentaristica di viaggio “Il mongo con gli occhi di Overland”.
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Foto e testi di Francesco Sangalli