Le pitture rupestri di Laas Geel

Dettaglio delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Introduzione:

 

Viaggiai in Somaliland per quattro giorni (dal 27/03 al 30/03 nel 2023) durante la produzione della prima stagione della serie documentaristica di viaggio “Il mondo con gli occhi di Overland”.

Arrivammo ad Hargeisa con un volo da Entebbe, dopo aver fatto due settimane di riprese in Uganda.
Io ero stanco, debilitato da una settimana da un virus intestinale che stava letteralmente prosciugando il mio corpo.

I primi giorni in Somaliland furono difficili: le persone erano diffidenti, poco inclini al farsi inquadrare dai nostri obiettivi, e più violente degli ugandesi nei gesti e nelle parole.
Le terribili guerre combattute nei decenni passati avevano lasciato un segno indelebile sugli abitanti di queste terre.

Il caldo non aiutò il mio fisico già indebolito, diminuendo la mia pazienza e la mia empatia.

L’estratto dal diario di viaggio che segue parla di Laas Geel, un luogo che mi porterò per sempre nel cuore. Lo visitammo durante l’ultimo giorno di riprese in Somaliland, prima di spostarci a Mogadiscio, e grazie ad esso capii quanto io fossi in errore.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Breve storia di Laas Geel:

 

Le grotte di Laas Geel – in somalo Laas Geek significa: “dove un tempo i cammelli si abbeveravano” – nella periferia di Hargeisa, capitale del Somaliland, sono un complesso di dieci grotte e anfratti, ma solo tre sono visitabili. 

Sebbene abbia dichiarato la sua indipendenza dalla Somalia nel 1991, il Somaliland non è internazionalmente riconosciuto come nazione. Ciò significa che i suoi siti non possono essere riconosciuti come patrimoni mondiali dell’umanità dall’UNESCO, ponendoli quindi in grave pericolo.

Sono considerate tra le pitture rupestri più importanti di tutta l’Africa Orientale e tra le più antiche di tutto il continente.
Si pensa che queste siano le meglio conservate dell’intera Africa. Raffigurano mucche in abiti cerimoniali accompagnate da uomini – probabilmente gli abitanti della regione. I colli delle mucche sono ornati con la parte piatta del carapace delle tartarughe. Alcune mucche indossano addobbi decorativi. Sono inoltre raffigurate immagini di cani domestici, altri vari canidi e giraffe.

Nel neolitico, periodo in cui queste pitture vennero realizzate, la regione del Somaliland era abitata da popoli nomadi di cacciatori-raccoglitori. Le pitture offrono una preziosa testimonianza sulla loro vita, sulle loro credenze e sulle loro attività.

La regione del Somalilalnd è stata a lungo abitata da popoli nomadi, principalmente pastori, che si spostavano alla ricerca di pascoli per il loro bestiame. Influenzata da vari imperi e regni nel corso dei secoli, tra cui l’Impero di Aksum, l’impero Ottomano e diversi sultanati locali, è oggi una nazione autoproclamatasi indipendente dalla Somalia. Dopo la presa del potere negli anni ’70 del generale Siad Barre, che instaurò una dittatura militare, negli anni ’80 scoppiò una violenta guerra civile, durante la quale il Somaliland, che si sentiva marginalizzato dal governo centrale, fu tra le prime regioni a ribellarsi. Dichiarò unilateralmente la propria indipendenza nel 1991, dopo la caduta del regime.
Nonostante abbia istituito un governo funzionante, tenuto elezioni regolari e costruito una società civile relativamente stabile, il Somaliland non è riconosciuto a livello internazionale come stato indipendente.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Laas Geel, tardo pomeriggio del 30 marzo 2023

 

Queste grotte, conosciute da sempre dai locali, ma venute all’attenzione del mondo solo negli anni 2000, sono famose per un motivo ben valido: sono decorate da pitture rupestri datate tra i 5’000 e i 10’000 anni fa.
Sono incredibilmente ben conservate, grazie al particolare clima delle grotte: sono aperte, dunque l’aria può circolare, e questa è molto secca, essendo in prossimità del deserto. Sono coperte, quindi protette dalla luce diretta del sole e delle intemperie.
Da quello che si sa non sono mai state restaurate, e i colori sono ancora vividi e definiti.
Essendo di recente “scoperta” si conosce ancora poco sul loro conto, ma sono una preziosa testimonianza di come fosse questo luogo migliaia di anni fa.
Vediamo rappresentati leoni, elefanti, giraffe, mucche, scene di caccia.
Rimango a bocca aperta a guardare questi dipinti possibilmente più antichi della civiltà stessa.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Rifletto sull’urgenza che spinse queste persone a realizzare delle opere d’arte, a quel bisogno interiore talmente forte da inventarsi i colori e passare ore, giorni, settimane a decorare l’intera collina – molti pezzi sono crollati, e altri potrebbero essersi cancellati nel tempo perché più esposti alle intemperie.
Chi erano queste persone? Uomini? Donne? Vecchi? Giovani?
Perché lo fecero?
Perché proprio qui?
Cosa vollero comunicare?
O lo fecero senza scopo, solo per la bellezza di farlo?
Erano storie vere? Personali? Oppure inventate?
Ho troppe domande, domande che rimarranno, forse, per sempre senza risposta.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Chissà se fu proprio per rispondere a domande come le mie che queste persone realizzarono le opere d’arte che ho di fronte.
L’unica cosa che ora so, è che la stessa urgenza che spinse loro, con pietre, terra, acqua e mani, a dipingere le pareti ora sta spingendo me, a fotografare con la mia macchina ciò che ho di fronte.
Migliaia di anni, l’evoluzione, tutta la tecnologia del mondo, non hanno ancora intaccato questo bellissimo ed estremamente affascinante aspetto dell’essere umano. Quelle persone, come me, come molti altri, volevano di più: non bastava mangiare, allevare, coltivare, cacciare. Quello è sopravvivere. Per sentirsi donne, per sentirsi uomini, serve di più: serve raccontare, esprimersi, creare qualcosa che sia possibile chiamare “bellezza”.
Riconoscermi ora in questi miei parenti scomparsi da chissà quanto tempo mi emoziona.
Io sono come loro. Loro erano come me.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Mi rendo conto di aver commesso un grave errore in questi giorni: avevo fretta, volevo tutto, e lo volevo subito. Questo mi ha portato a giudicare troppo severamente una nazione a cui non avevo dato il tempo di manifestarsi.
Il viaggio invece mi ha insegnato ad avere pazienza: come queste persone ci misero giorni, mesi, anni a realizzare ciò che ho di fronte, così io non potevo pretendere di trovare la bellezza in pochi giorni in una nuova nazione.
Perdonami Somaliland: non ho saputo aspettarti, ma tu non serbi rancore, e per farmi capire la tua straordinarietà hai aspettato proprio questo mio ultimo giorno di viaggio, di modo che imparassi un’altra lezione ancora.

Ampia immagine delle pitture rupestri presenti nelle grotte di Laas Geel, in Somaliland

Informazioni fotografiche:

 

Foto scattate con Nikon Z6 II, Nikkor Z 24-70 f4 e Samyang Z 14mm f2.8 MF.

Testi e foto di Francesco Sangalli

Conobbi Valentino solo un paio d’anni fa, ma fin dal primo momento avevamo capito di aver trovato nell’altro un compagno per le avventure più diverse. Così è nato AL(L)WAYS, con l’intenzione di comunicare come sia possibile viaggiare in bici in ogni stacione (always) e su qualsiasi tipo di terreno (all ways) …

 

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Foto di Francesco Sangalli e Valentino Bozzi 
 Video e testi di Francesco Sangalli