Danza marina

Introduzione:

 

Le Galapagos. Solo il nome evoca immagini di natura selvaggia e specie uniche. Ma cosa succede quando ci si immerge nelle loro acque cristalline e si incontra da vicino la loro fauna incredibile? Vi racconto la mia avventura, un viaggio che mi ha condotto ben oltre le aspettative, regalandovi un’emozione purissima.

Oggi voglio raccontarvi un’esperienza che, ne sono certo, diventerà uno di quei ricordi che condividerò con figli, nipoti, amici e parenti per tutta la vita: il giorno in cui ho nuotato con i leoni marini alle Galapagos.

Nel maggio del 2024 ho avuto la fortuna di trascorrere oltre due settimane in Ecuador. Era il mio primo viaggio in Sud America, un continente che sognavo di esplorare da anni. Le Ande maestose, l’immensa Amazzonia, la storia degli Inca, gli antichi sciamani, una fauna esotica e una flora dalle forme sorprendenti: tutto ciò alimentava la mia immaginazione fin dall’adolescenza, e finalmente quel desiderio stava per realizzarsi.

Il nostro itinerario, iniziato a Quito, ci ha condotto ai piedi degli imponenti vulcani Cotopaxi e Chimborazo, per poi immergerci nella rigogliosa foresta Amazzonica, dove abbiamo scoperto le piantagioni di cacao e partecipato a suggestivi riti sciamanici.

Successivamente, abbiamo visitato la splendida città di Cuenca, dove ho avuto l’opportunità di documentare la storia del cappello Panama che, nonostante il nome, è un prodotto di eccellenza ecuadoriana.

E poi, finalmente, le Galapagos. Queste isole incantate, distanti migliaia di chilometri dalla costa, isolate nell’immensità dell’Oceano Pacifico, rappresentano un vero e proprio laboratorio naturale dove si sono evolute specie incredibilmente uniche. Fu proprio qui che Darwin ebbe le prime illuminanti intuizioni che lo condussero alla formulazione della sua rivoluzionaria teoria dell’evoluzione.

Queste terre, rimaste sconosciute all’uomo fino a tempi relativamente recenti, hanno permesso, anche grazie alla quasi totale assenza di predatori naturali, che la maggior parte degli animali che le popolano perdesse ogni timore nei confronti dell’essere umano. Un autentico paradiso terrestre, dove è possibile passeggiare a pochi metri, a volte persino a pochi centimetri, da creature che, in molti casi, esistono quasi esclusivamente qui.

Abbiamo raggiunto le Galapagos con un volo da Guayaquil, atterrando a San Cristobal, l’isola più orientale dell’arcipelago. Appena arrivati, eravamo impazienti di iniziare l’esplorazione di questa terra unica.

La nostra prima tappa è stata una passeggiata attraverso la città, seguita da una visita al Mirador Cerro Tijeretas. Da questa posizione privilegiata, abbiamo potuto ammirare dall’alto l’isola su cui avevamo messo piede solo poche ore prima, godendoci un panorama mozzafiato.

Infine, con il sole che iniziava la sua discesa verso l’orizzonte, siamo scesi fino al livello del mare. Lì, ci siamo preparati per affrontare l’acqua fredda indossando mute corte, per poi calzare pinne, indossare maschera e boccaglio, e iniziare a nuotare alla ricerca dei leoni marini.

Per una decina di minuti abbiamo nuotato senza incontrare nulla di preciso, intravedendo fugacemente qualche movimento indistinto, più intuito che realmente percepito. E poi, all’improvviso… eccolo! Un esemplare giovane, quasi sicuramente una femmina viste le piccole dimensioni, ci osservava curiosa a testa in giù, mantenendosi a un paio di metri di profondità. Senza esitare, ci siamo immersi per raggiungere la sua altezza, e la nostra nuova amica, completamente a suo agio con la nostra presenza, ha iniziato a nuotarci intorno con un’agilità sorprendente. Si avvicinava con curiosità per poi allontanarsi rapidamente, rimanendo sempre nel nostro raggio visivo, dove si fermava e tornava a scrutarci a testa in giù. In quel preciso istante, abbiamo compreso: ci stava invitando a giocare! Non solo non provava il minimo timore nei nostri confronti, ma desiderava interagire con noi.

È così che è iniziata una delle ore più gioiose della mia vita, trascorsa a scendere di qualche metro sott’acqua, “inseguendo” il leone marino che, con scatti fulminei, si allontanava per poi tornare rapidamente a roteare su se stesso, invitandoci a continuare questa incredibile danza acquatica.
Ero così felice che ogni tanto urlavo sott’acqua, perché tutta la felicità che avevo dentro non ci stava nel mio petto, e così avevo bisogno di farne uscire un po’. Urlavo e nuotavo, ammirando la scura sagoma del leone marino passare sopra di me, proprio dove i caldi raggi del sole al tramonto trapassavano l’acqua, creando una luce meravigliosa.

Ma la vita, in quel giorno speciale, aveva deciso che questo non era abbastanza, che dovevo gioire di più. Al primo esemplare si è aggiunto un altro, e poi un altro, e poi un altro ancora! Giocavano tra di loro, giocavano con noi, giocavano a pizzicare le tartarughe marine che nel frattempo si erano avvicinate.
Ancora oggi trovo difficile esprimere a parole la pienezza di quell’esperienza, ed è anche per questo che amo profondamente il mio lavoro: mi offre la possibilità di immortalare le meraviglie che si presentano ai miei occhi, anche quando le parole non riescono a rendere giustizia alla loro bellezza.

Ero stanco, esausto per tutta quella nuotata, e avevo deciso che fosse il momento di uscire dall’acqua. Avevo appena iniziato a dirigermi verso la riva quando un vero e proprio muro di leoni marini mi si è parato di fronte. Dove stavo andando? Il gioco non era ancora finito! Dovevo restare ancora un po’!
Questo è ciò che ho immaginato che i miei giovani amici stessero cercando di comunicarmi. Io ero affaticato, non ero geneticamente predisposto come loro a nuotare con tale agilità. Il sole stava ormai tramontando e l’acqua cominciava a farsi sentire più fredda, però… quando mai si sarebbe ripresentata un’occasione simile?

Infine, con il cuore colmo di una gioia indescrivibile e gli occhi ancora vividi delle immagini appena vissute, ho lasciato quell’acqua magica. Portavo con me non solo la stanchezza fisica, ma soprattutto la consapevolezza di aver vissuto un momento di pura connessione con la natura selvaggia, un incontro che ha toccato profondamente la mia anima. Quegli sguardi curiosi e giocosi dei leoni marini rimarranno per sempre impressi nella mia memoria, come un prezioso tesoro da custodire e rivivere ogni volta che ne sentirò il bisogno. Le Galapagos mi avevano regalato un’emozione così intensa da sentirmi parte di quel mondo incantato, un’esperienza che ha rafforzato il mio amore per la bellezza del nostro pianeta e la meraviglia della vita in tutte le sue forme.
E questo non era che l’inizio.

Infine, con il cuore colmo di una gioia indescrivibile e gli occhi ancora vividi delle immagini appena vissute, ho lasciato quell’acqua magica. Portavo con me non solo la stanchezza fisica, ma soprattutto la consapevolezza di aver vissuto un momento di pura connessione con la natura selvaggia, un incontro che ha toccato profondamente la mia anima. Quegli sguardi curiosi e giocosi dei leoni marini rimarranno per sempre impressi nella mia memoria, come un prezioso tesoro da custodire e rivivere ogni volta che ne sentirò il bisogno. Le Galapagos mi avevano regalato un’emozione così intensa da sentirmi parte di quel mondo incantato, un’esperienza che ha rafforzato il mio amore per la bellezza del nostro pianeta e la meraviglia della vita in tutte le sue forme.
E questo non era che l’inizio.

Foto, video e testi di Francesco Sangalli

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Foto, video e testi di Francesco Sangalli